{"id":212,"date":"2026-01-24T16:48:31","date_gmt":"2026-01-24T15:48:31","guid":{"rendered":"https:\/\/pietrolunetto.info\/?p=212"},"modified":"2026-01-24T16:48:31","modified_gmt":"2026-01-24T15:48:31","slug":"cronache-dallitalia-che-si-svuota","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/pietrolunetto.info\/?p=212","title":{"rendered":"Cronache dall\u2019Italia che si svuota"},"content":{"rendered":"\n<p>di Antonio Fico<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019emigrazione dall&#8217; Italia sta accelerando, soprattutto dal Sud e dalle aree interne. Nel biennio 2023-2024 sono andati via in 270mila, un impatto demografico simile agli anni \u201970<\/p>\n\n\n\n<p>Per&nbsp;<strong>Mizar Oliva<\/strong>, 39 anni, la scelta di lasciare l\u2019Italia per Grenoble, in Francia, \u00e8 arrivata in modo naturale al termine del suo percorso di studi. Laurea triennale a Cosenza, specialistica in Biologia molecolare a Bologna, master in un laboratorio francese che le ha poi chiesto di restare.&nbsp;<strong>L\u2019alternativa non si \u00e8 mai posta<\/strong>: \u00abEro in un polo scientifico prestigioso, stimolante dal punto di vista professionale e con un inquadramento economico certo. In Italia, gran parte delle borse di studio erano gratuite, mi atterrivano le storie di precariet\u00e0 dei miei colleghi\u00bb. Torner\u00e0, dopo nove anni passati in Francia e tre in Belgio, a Milano per un progetto di ricerca, ma non vede al momento chance di un ritorno in provincia di Cosenza. \u00abNel Sud, le universit\u00e0 hanno raggiunto livelli di eccellenza, ma la domanda che si pone oggi un laureato nel mio settore \u00e8: cosa faccio qui? Dove sono i centri di ricerca, dove sono le aziende farmaceutiche, dove sono gli investimenti privati e pubblici?\u00bb.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Anche per&nbsp;<strong>Mattia Boscaino<\/strong>, 39 anni, accademico dell\u2019Universit\u00e0 di Birmingham, l\u2019emigrazione dalla provincia di Benevento, dove \u00e8 nato e cresciuto, appare oggi come un percorso di sola andata. \u00abSono partito per curiosit\u00e0 \u2013 racconta \u2013 per la voglia di vivere a pieno il mio essere gay, per il desiderio di realizzarmi professionalmente in qualcosa che mi appassionava sul serio\u00bb. Specializzato in ricerche e sviluppo di progetti nell\u2019industria creativa, con particolare attenzione alla street art e ad altre reti informali, non vede al momento possibilit\u00e0 di rioccupazione nel territorio di origine, anche se ci spera.<\/p>\n\n\n\n<p>Quelli di Mizar e di Mattia sono solo due dei volti della nuova emigrazione italiana all\u2019estero che svuota il Mezzogiorno e le aree interne delle sue energie migliori e che sta accelerando. Solo nel biennio 2023-2024 sono andati via 270mila italiani. Il 40 per cento in pi\u00f9 rispetto al biennio 2021-2022. Il saldo migratorio ha toccato ufficialmente cifre simili al 1974, anno che concludeva la seconda grande ondata migratoria verso l&#8217;estero del dopoguerra. \u00abSe si considerano in maniera congiunta saldo migratorio e partenze per l\u2019estero, l\u2019emigrazione italiana sta assumendo una consistenza che aveva raggiunto pi\u00f9 di cinquant\u2019anni fa e che non pensavamo fosse pi\u00f9 raggiungibile\u00bb, spiega&nbsp;<strong>Mattia Vitiello<\/strong>, sociologo del Cnr, ritenuto uno dei pi\u00f9 affidabili esperti di migrazioni in Italia. Allora partivano operai e lavoratori con basse qualifiche per mancanza di lavoro. Oggi lasciano il Paese per lo pi\u00f9 diplomati e laureati, con un\u2019accelerazione negli ultimi tre anni, allettati dall\u2019allargamento dei confini e da opportunit\u00e0 difficilmente realizzabili in Italia, scoraggiati da un mercato del lavoro che cresce tra gli over 50, ma non offre lavoro stabile e di qualit\u00e0 ai giovani. Nel solo 2024 i laureati espatriati sono stati 49.562. Dal 2013 al 2024 se ne sono andati, con un titolo in tasca, in 362.782. Partono soprattutto dalle grandi citt\u00e0: Milano in termini assoluti \u00e8 in cima alle classifiche, seguita da Roma, Torino, Bologna, Napoli, Perugia. Non a caso citt\u00e0 dove sorgono grandi poli universitari. I numeri non devono per\u00f2 trarre in inganno. \u00abL\u2019emigrazione \u2013 spiega Vitiello \u2013 sembra essere una caratteristica preminente delle regioni pi\u00f9 sviluppate, ma se guardiamo ai tassi di emigrazione allora scopriamo che l\u2019emigrazione da regioni come il Molise e la Calabria, e dalla \u201cpiccola provincia\u201d come Bolzano, Campobasso, Como e Imperia sta dando un contributo notevole allo spopolamento del Sud e delle cosiddette aree interne, gi\u00e0 fiaccate dalla partenza di popolazione in et\u00e0 da lavoro e dal declino demografico\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019ipotesi di Vitiello \u00e8 che l\u2019emigrazione verso l\u2019estero dei laureati potrebbe essere stata preceduta dall\u2019emigrazione interna proprio da queste aree verso il Nord Italia e le grandi citt\u00e0. Queste riflessioni sono al centro di uno studio della Filef, la Federazione italiana lavoratori emigranti e famiglie, che ha chiamato a raccolta studiosi di migrazioni ma anche di dinamiche demografiche dalle aree periferiche del Paese. I dati sono allarmanti. Se si escludono quattro regioni \u2013 Lombardia, Trentino-Alto Adige, Lazio ed Emilia-Romagna \u2013 tutte le altre perdono popolazione. A colpire non sono solo i dati del Molise (-9,68 per cento) e della Calabria (-8,5 per cento), ma anche quelli della Liguria (-6,61) e Piemonte (oltre il 4). \u00abNumeri che \u2013 secondo Maria Beatrice Fucci, ricercatrice di Futuridea, un\u2019associazione che si occupa di sviluppo territoriale e autoimprenditorialit\u00e0, con sede a Benevento \u2013 fotografano solo in parte la pressione a cui sono sottoposte le aree interne a causa dell\u2019emigrazione, che \u00e8 pi\u00f9 imponente di quello che sembra. I dati ufficiali non colgono gli spostamenti senza cambio di residenza, frequentissimi soprattutto tra i giovani (ma non solo) che procedono per tentativi, specialmente all\u2019inizio della carriera lavorativa\u00bb. Emerge un cambio di paradigma dei processi migratori: \u00abSiamo abituati a immaginare l\u2019emigrazione in senso classico, con il meridionale che si sposta verso Nord. Quello che dovrebbe interessare di pi\u00f9 oggi \u00e8 il dualismo orizzontale che spinge la popolazione pi\u00f9 giovane dalle realt\u00e0 collinari e montane verso i grandi centri e le zone costiere, e regolare le politiche pubbliche di conseguenza\u00bb.&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Si parte per mancanza di lavoro o per offerte a cui non si pu\u00f2 dire di no, per curiosit\u00e0, e in alcuni casi si torna indietro.&nbsp;<strong>Alessandro Guerrera<\/strong>, 35 anni, dopo una laurea in ingegneria informatica a Benevento, ed esperienze di lavoro tra Milano e gli Usa, ha deciso di ristabilirsi a Pontelandolfo, per fondare una start-up che realizza sensori intelligenti per veicoli privati e pubblici e in grado di rilevare la condizione delle strade. Dati utili alle amministrazioni per programmare interventi di manutenzione.&nbsp;<strong>Gaia Scalini<\/strong>, 34 anni, di Marradi, nella Romagna toscana, dopo nove anni a New York passati in una societ\u00e0 di consulenza che aiuta le imprese italiane ad entrare nel mercato statunitense, \u00e8 tornata a Marradi per riavvicinarsi alla famiglia e al suo ragazzo, mantenendo il lavoro di prima. Simona Gentilini, 32 anni, dopo esperienze di lavoro a Londra e a Barcellona, dove aveva rilevato un bar, \u00e8 tornata in famiglia a Palazzuolo sul Senio, un paese di poco pi\u00f9 di mille abitanti sull\u2019Appennino tra Toscana ed Emilia, per trovare impiego nella piccola azienda agricola di famiglia.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abMa \u2013 ammette Fucci \u2013 sono ancora pochi quelli che tornano e quando tornano sono costretti ad affrontare problemi legati alla marginalit\u00e0 del territorio, all\u2019assenza di istituzioni pubbliche in grado di affiancare chi vuole fare auto-impresa, e a politiche pubbliche farraginose che non distinguono tra aree interne ed aree costiere pi\u00f9 sviluppate\u00bb. L\u2019invito della ricercatrice \u00e8 ad abbandonare la politica degli incentivi unici, diversificare le strategie per territorio. \u00abSenza, si rischia di accompagnare il \u201cdeclino assistito\u201d che affligge soprattutto i piccoli comuni\u00bb.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Un altro problema \u00e8 la frammentazione del territorio e l\u2019incapacit\u00e0 di fare sistema.&nbsp;<strong>Francesco Gonnella<\/strong>&nbsp;\u00e8 vicesindaco di Pescopagano, un comune della Basilicata che ha pi\u00f9 iscritti all\u2019Aire (l\u2019anagrafe dei residenti all\u2019estero) che abitanti: 2400 contro 1600, e tra i residenti pi\u00f9 del 40 per cento sono over 65. Centro importante fino a poco tempo fa, con una banca e un pronto soccorso, ha visto, emigrazione dopo emigrazione, crollare la popolazione, perdendo servizi, come buona parte dei limitrofi comuni dell\u2019Irpinia e del salernitano. Quest\u2019anno Pescopagano ha dovuto accordarsi con il vicino comune di Castelgrande per avere la prima elementare, che sar\u00e0 frequentata da appena quattro bambini. Per Gonnella, \u00aba uccidere il territorio \u00e8 il campanile, ma anche la mancanza di programmazione e interventi a pioggia usati come contentino senza un\u2019idea di sviluppo. Un esempio pratico? Abbiamo i soldi per fare lo stadio, e lo stadio lo fanno anche i comuni vicini. Ma non abbiamo i trasporti per far giocare le squadre locali tra loro\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Intanto questi comuni perdono i giovani e la perdita \u00e8 quasi sempre irreversibile. Francesca Lotano, 37 anni, da Pescopagano, con la licenza linguistica in tasca e anni di lavori saltuari come cameriera in alberghi e feste di matrimonio, ha deciso di fare il salto oltre confine nel 2018, accettando un lavoro di receptionist in una struttura ricettiva austriaca. \u00abIn Italia venivo pagata 7,50 euro l\u2019ora con i voucher, la molla definitiva \u00e8 arrivata quando dopo anni di lavoro ho scoperto di non avere contributi. Qui mi sono inserita quasi subito, 2400 euro al mese, una vita dignitosa\u00bb. L\u2019emigrazione coincide spesso con un nuovo progetto di vita. \u00abTornare? A Pescopagano mi piacerebbe ma non credo. Dopo un po\u2019 che sei qui ti rendi conto che puoi condurre un\u2019altra esistenza\u00bb. Al fallimento di politiche territoriali in grado di invertire l\u2019emorragia di giovani dalle aree interne, si sommano i limiti delle politiche nazionali.<\/p>\n\n\n\n<p>Per&nbsp;<strong>Pietro Lunetto<\/strong>, presidente di Filef, la leva dell\u2019esenzione fiscale per i \u201ccervelli\u201d che rientrano, non funziona. \u00abQuesti sgravi, rivolti a un gruppo ristrettissimo di persone, non spettano a chi, pur avendo un profilo molto alto perch\u00e9 ha fatto un dottorato di ricerca all\u2019estero, accetta un lavoro da impiegato, e a chi non ha una laurea. Senza contare che vanno restituiti in caso si trovasse lavoro all\u2019estero. Una follia vista la forte mobilit\u00e0 che caratterizza certe professioni oggi\u00bb. Lunetto stesso rientra in questa casistica: emigrato da Palermo per accettare un impiego come chimico in una multinazionale in Belgio, ha raggiunto posizioni apicali all\u2019interno dell\u2019azienda, ma non essendo laureato, al suo rientro non ha potuto godere di sgravi. \u00abC\u2019\u00e8 poi la mancanza di servizi di qualit\u00e0\u00bb, aggiunge. \u00abGermania, Francia, Inghilterra, Svizzera hanno asili nido e incentivi per le famiglie, che al di l\u00e0 degli annunci retorici del governo, qui non esistono o sono costosi. I dati dimostrano un aumento della propensione degli emigrati italiani a fare figli all\u2019estero\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>N\u00e9 sembra suscitare particolare entusiasmo l\u2019impegno di recente assunto dalla premier Meloni di varare un piano per la casa. Pi\u00f9 che parole servirebbero fatti, ma i segnali giunti fin qui vanno nella direzione di smantellare quel che resta del nostro welfare.&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Antonio Fico L\u2019emigrazione dall&#8217; Italia sta accelerando, soprattutto dal Sud e dalle aree interne. Nel biennio 2023-2024 sono andati via in 270mila, un impatto demografico simile agli anni \u201970 Per&nbsp;Mizar Oliva, 39 anni, la scelta di lasciare l\u2019Italia per Grenoble, in Francia, \u00e8 arrivata in modo naturale al termine del suo percorso di studi. 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