{"id":145,"date":"2024-07-27T16:51:41","date_gmt":"2024-07-27T14:51:41","guid":{"rendered":"https:\/\/pietrolunetto.info\/?p=145"},"modified":"2024-07-27T16:51:41","modified_gmt":"2024-07-27T14:51:41","slug":"lassociazionismo-migrante-italiano-in-belgio-un-glorioso-passato-un-incerto-futuro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/pietrolunetto.info\/?p=145","title":{"rendered":"L\u2019associazionismo migrante italiano in Belgio. Un glorioso passato, un incerto futuro"},"content":{"rendered":"\n<p><br>di Marco Grispign e  Pietro Lunetto<br><\/p>\n\n\n\n<p>Il volume da cui \u00e8 tratto l&#8217; articolo pu\u00f2&#8217; essere scaricato gratuitamente a questo <a href=\"https:\/\/www.cser.it\/il-nuovo-associazionismo-italiano-allestero-composizione-consistenza-caratteristiche\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\" title=\"\">link<\/a> .<br>L\u2019emigrazione italiana in Belgio, in maniera non dissimile da altri paesi europei, \u00e8 arrivata in flussi dislocati in un ampio arco temporale e \u00abha rappresentato un fatto economico e politico rilevante\u00bb, come ebbe a dichiarare gi\u00e0 nel 1929 il deputato socialista Brunfaut alla Camera belga (Morelli, 1987: 11).<br>Dagli arrivi di fine Ottocento, fino alla Prima guerra mondiale sono censiti cir\u0002ca 4.500 italiani (Gabaccia, 2000: 2-4). Tra le due guerre l\u2019emigrazione si caratte\u0002rizza per una marcata presenza di esuli antifascisti, che parteciperanno in alcuni casi anche alla Resistenza in Belgio. Nel 1938 al rilevamento della popolazione straniera in Belgio risultavano 37.134 italiani (Morelli, 1987: 31).<br>L\u2019ondata successiva risale agli anni immediatamente successivi la fine del se\u0002condo conflitto mondiale, quando gi\u00e0 nel 1946 vengono sottoscritti gli accordi passati alla storia come \u201cuomo \u2013 carbone\u201d. Furono alla fine tra i 60 e i 65 mila i lavoratori italiani con meno di 35 anni inviati nelle miniere del Belgio, a volte con famiglie al seguito (Morelli, 1992: 195-216).<br>I nuovi arrivi hanno un rallentamento dopo l\u2019incidente nella miniera di Marcinelle e la successiva crisi dell\u2019industria mineraria belga, per riprendere vigorosi tra gli anni Sessanta e Settanta del Novecento indirizzati da un lato verso le fabbriche manifatturiere (settore verso il quale si indirizza anche un significativo flusso migratorio interno di italiani precedentemente occupati nelle miniere) e dall&#8217;altro verso le istituzioni europee e l\u2019indotto che attorno alle istituzioni fiorisce a Bruxelles, dagli uffici di rappresentanza e di lobbisti al mondo della ristorazione.<br>Nel 1961, come ricorda Canovi (2011: 3), gli italiani rappresentano il 44% fra gli immigrati di origine straniera in Belgio. \u00abIn altri termini, \u00e8 attraverso gli italiani che il Belgio sperimenta il fenomeno massivo delle migrazioni contemporanee\u00bb.<br>16 Un ringraziamento particolare va alla disponibilit\u00e0 e alle informazioni ricevute da Michele Ottati, presidente delle Acli Belgio, Luciano Corsini delle Associazioni Internazionali Federate (Aif) e Noemi Del Vecchio coordinatrice del gruppo informale Purple Square Bruxelles.<br>Infine, anche per il Belgio i flussi si riducono significativamente a partire dagli anni Ottanta, quando l\u2019Italia da paese di emigranti diviene un paese di immigrati, fino alla ripresa di una consistente \u201cnuova emigrazione\u201d dopo la crisi dei mutui<br>subprime negli USA che investe anche l\u2019Europa, negli anni 2009-2010.<br><\/p>\n\n\n\n<p>I primi tentativi associativi<br>Punto di partenza per un breve excursus sull\u2019associazionismo italiano in Bel\u0002gio dopo la fine della Seconda Guerra mondiale, \u00e8 l\u2019interessante lavoro di Dario Carta su questo tema (2016: 57-69).<br>In particolare, Carta ricorda il ruolo centrale e fondamentale dell\u2019associazio\u0002nismo cattolico nel sostenere la nascita e lo sviluppo delle prime associazioni di italiani in Belgio. Dalle prime e frammentarie informazioni sulla presenza di religiosi italiani nel comprensorio di Liegi a met\u00e0 Ottocento e la fondazione, nel 1891, a Bruxelles della prima societ\u00e0 di mutuo soccorso, allo sviluppo, tra il 1945 e il 1946, di 23 organizzazioni emanazione dell\u2019attivismo cattolico, tra cui 6 missioni<br>cattoliche e 15 sedi delle associazioni Acli (MAE, 1980). Proprio il ruolo delle Missioni cattoliche italiane \u00e8 fondamentale per il radicarsi di queste associazioni \u00abil cui obiettivo prioritario \u00e8 quello di tipo assistenzialistico\u00bb (Carta, 2016: 58).<br>L\u2019egemonia dell\u2019associazionismo cattolico negli anni dell\u2019accordo \u201cuomo-car\u0002bone\u201d \u00e8 legata, oltre alla significativa presenza del mondo cattolico nella realt\u00e0 politica e culturale belga, dalla libert\u00e0 di agire \u201cliberamente\u201d per i cattolici, negata invece ai comunisti. In questi anni, segnati dal massiccio afflusso di migranti italiani che lavorano nei vari bacini minerari belgi (Limburgo, Hainaut e Liegi), \u201cl\u2019attenzione\u201d della polizia contro la \u201cpropaganda\u201d comunista \u00e8 particolarmente severa; numerose sono sia le espulsioni che gli interventi per impedire riunioni o sciogliere associazioni sospettate di simpatie comuniste.<br>In questo quadro, con l\u2019appoggio del sindacato cattolico belga CSC (Conf\u00e9d\u00e9ration des syndicats chr\u00e9tiens), ma soprattutto delle Missioni cattoliche italiane, che spesso offrono i loro locali come sedi delle nuove associazioni (Rubattu, 2005: 9), nascono i primi circoli di associazioni Acli che avranno una notevole espansione nel corso degli anni Sessanta del Novecento. Il \u201cmonopolio\u201d dell\u2019associazionismo cattolico viene incrinato dapprima alla met\u00e0 degli anni Cinquanta, quando nel 1954 viene fondato a Bruxelles l\u2019ufficio italiano del patronato INCA, legato al sindacato di sinistra italiano CGIL, ma poi in maniera pi\u00f9 significativa nella prima met\u00e0 degli anni Sessanta con la nascita di diverse organizzazioni, tra cui la Leonardo da Vinci di Seraing, le Associazioni famiglie italiane (AFI) nel Limburgo, entrambe ancora esistenti, e le Amiti\u00e9s italo-belges nella provincia dell\u2019Hainaut.<br>L\u2019effervescenza dell\u2019associazionismo italiano in Belgio \u00e8 confermata anche dal fatto che il 24 gennaio 1960 alcune associazioni organizzano il primo convegno di studi sui problemi dell\u2019emigrazione italiana, nel corso del quale viene elaborato un memorandum che contiene la richiesta del riconoscimento della silicosi come malattia professionale (Carta, 2016: 61).<br>Nel corso degli anni Sessanta l\u2019egemonia cattolica sul mondo dell\u2019associazionismo italiano in Belgio non viene messa in dubbio solo dalla nascita e sviluppo di associazioni chiaramente legate al mondo della sinistra politica, ma anche da<br>una significativa presenza di diverse organizzazioni di \u201ccampanile\u201d, cio\u00e8 quelle associazioni che vedono elemento fondante l\u2019appartenenza a una regione, provincia o comune. Questa corrente dell\u2019associazionismo, che sar\u00e0 particolarmente<br>significativa dopo il 1970 con la nascita delle Regioni, in Belgio muove i primi passi in anticipo con le associazioni legate alle Regioni a statuto speciale (Sicilia, Sardegna, Valle d\u2019Aosta, Trentino-Alto Adige, Friuli-Venezia Giulia), dove con la creazione di fondi specifici di assistenza agli emigranti, queste Regioni offrono diversi aiuti economici per le organizzazioni delle attivit\u00e0.<br>Questo ramo dell\u2019associazionismo, che teoricamente apolitico in realt\u00e0 in al\u0002cuni casi \u00e8 segnato dalle divisioni politiche con la nascita nelle stesse citt\u00e0 di differenti associazioni \u201clocali\u201d, cresce in maniera ancor pi\u00f9 significativa dopo il 1970, anche se, come ricorda sempre Carta, \u00abcon modi e toni che variano in base alla regione di appartenenza. Questa spinta propulsiva \u00e8 determinata da un lato perch\u00e9 le competenze in materia di emigrazione vengono decentrate alle Regioni disponendo quindi di fondi per finanziare associazioni e iniziative, dall&#8217;altro perch\u00e9 si diffondono associazioni che puntano all&#8217;aggregazione dei soci sulla base della provenienza geografica regionale, e non pi\u00f9 quindi solamente provinciale o paesana, superando perci\u00f2 i provincialismi insiti in molte associazioni\u00bb (Carta, 2016: 63).<br>Con gli anni Settanta si assiste a una significativa mutazione nel mondo dell\u2019associazionismo italiano in Belgio: la conquista di alcuni diritti fondamentali e una maggiore integrazione nel tessuto sociale e politico belga riduce il peso e la rilevanza dell\u2019aspetto assistenziale e mutualistico dell\u2019associazionismo, parallelamente alla crescita del numero di associazioni che si occupano principalmente del \u201ctempo libero\u201d (aspetti ludici, sportivi e culturali) e di quelle pi\u00f9 direttamente legate alla \u201cmilitanza politica-sociale\u201d (Carta, 2016: 63).<br>Le associazioni italiane che nascono in questo periodo sono quindi totalmente \u201cfiglie\u201d di un clima che dopo il 1968 vede una forte crescita di mobilitazione sociale e di partecipazione nelle societ\u00e0 europee. Associazioni belghe e di immigrati lanciano fra l\u2019altro una battaglia politica (Objectif 82) \u00abcon lo scopo di ottenere il diritto di voto ed eleggibilit\u00e0 dei cittadini non belgi in previsione delle elezioni [co\u0002munali] del 1982\u00bb (Carta, 2016: 63-64).<br>Un\u2019altra caratteristica dell\u2019associazionismo italiano in Belgio negli anni Set\u0002tanta \u00e8 la nascita di numerose associazioni nell&#8217;area di Bruxelles. Come gi\u00e0 detto, in questi anni la presenza degli italiani nella capitale belga cresce in maniera<br>significativa, sia per l\u2019arrivo di nuovi emigrati attirati dalla crescita della \u201cbolla europea\u201d, compreso il suo indotto, che per il trasferimento di moltissimi lavoratori che, chiuse le miniere, cercano lavoro nella manifattura nei dintorni dell\u2019area di Bruxelles che in quegli anni \u00e8 ancora circondata, nei comuni del nord-ovest, da grandi fabbriche (il comune di Molenbeek per esempio, era chiamato la \u201cpiccola Manchester\u201d). Dal 1947 al 1961 gli italiani a Bruxelles passano dai poco pi\u00f9 di 5.400 a oltre 12 mila, per poi raggiungere nel 1970 la cifra di 28 mila e di quasi 36 mila nel 1981 (Renaudin, 2016).<br><br>Alla met\u00e0 degli anni Settanta nascono a Bruxelles il Casi-Uo (Centro azione sociale italiano-Universit\u00e0 operaia), ancora oggi esistente e molto attivo, di area della sinistra democratica e l\u2019associazione Galileo Galilei, aderente alla FILEF e di area comunista. La nascita di diverse associazioni di italiani a Bruxelles non \u00e8 solo legata al crescere del numero di nostri connazionali, specialmente in alcuni comuni della regione di Bruxelles \u2013 esemplare il comune di Anderlecht dove \u00abtroviamo il Centro di azione sociale (Casi), l\u2019associazione di siciliani Trinacria, vicina al PCI, un circolo Acli, una Missione cattolica italiana, pi\u00f9 vari locali gestiti da italiani\u00bb (Carta, 2016: 66) \u2013 ma anche al fatto che nella capitale belga, che diviene ormai la capitale d\u2019Europa, si aprono sedi di associazioni nazionali che si occu\u0002pano di emigrazione, come la Filef, l\u2019Unaie e la Ferdinando Santi. Sar\u00e0 questo un fenomeno che ritroveremo parlando della situazione odierna dell\u2019associazionismo italiano in Belgio e nello specifico a Bruxelles.<br>Nel 1984 si contavano ancora circa 300 associazioni di italiani in Belgio, ma gi\u00e0 negli anni Novanta si manifesta un forte declino del mondo associativo, dovuto all&#8217;integrazione nel tessuto associativo belga degli immigrati storici e delle seconde generazioni, da una trasformazione dei nuovi arrivi degli anni Ottanta, con una quota significativa di funzionari per le istituzioni europee, e pi\u00f9 in generale da una forte diminuzione dei flussi in arrivo in Belgio tra gli anni 1980 e 2005.<br>Pi\u00f9 in generale, con il fine secolo e il cambio di clima politico e sociale che attraversa l\u2019intero Occidente, \u00e8 proprio l\u2019idea di \u201cassociazione\u201d a entrare in crisi. Sono gli anni di un sempre pi\u00f9 forte individualismo, quelli del mantra thatche\u0002riano \u201cla societ\u00e0 non esiste\u201d. In questo clima l\u2019associazionismo italiano all\u2019estero non pu\u00f2 che deperire rapidamente. In una ricerca dei primi anni Novanta, Marco Martiniello (1992: 153) stimava che soltanto il 10% dell\u2019intera popolazione italiana in Belgio avesse mai partecipato alle attivit\u00e0 associative.<br>La fine del sistema politico italiano con la crisi e la scomparsa dei due grandi partiti di massa che l\u2019avevano caratterizzato, la Democrazia Cristiana e il Partito Comunista, ha conseguenze anche rispetto al mondo dell\u2019associazionismo all\u2019estero che i due partiti avevano curato con estrema attenzione e con significative risorse finanziarie vista la rilevanza numerica dell\u2019emigrazione italiana. La grande crisi economica, esplosa negli Usa e poi giunta alla fine degli anni Zero in Europa, sembra per\u00f2 cambiare, almeno parzialmente, la situazione.<br>L\u2019impetuosa ripresa dei flussi migratori dall&#8217;Italia, ma anche dagli altri paesi europei del Mediterraneo, con caratteristiche per molti versi profondamente differenti da quelle \u201cclassiche\u201d dell\u2019emigrazione italiana, modifica la composizione sociale, le culture, le aspettative degli italiani in Belgio e questo, inevitabilmente, ha ricadute profonde sulla rete superstite dell\u2019associazionismo \u201cstorico\u201d e sulle caratteristiche di un \u201cnuovo\u201d associazionismo che inizia ad assumere una certa rilevanza nel panorama belga.<\/p>\n\n\n\n<p><br>L\u2019associazionismo italiano in Belgio oggi<br>Per questa seconda parte del nostro saggio le principali fonti, a parte l\u2019esperienza diretta di chi scrive \u2013 facciamo parte da diversi anni dell\u2019associazione FILEF \u2013 Nuova Emigrazione attiva a Bruxelles \u2013 e alcune interviste per approfondire situazioni specifiche fuori Bruxelles, sono stati due lavori: la ricerca a cura del FAIM (Forum delle associazioni italiane nel mondo), L\u2019associazionismo dell\u2019emigrazione italiana in transizione (Angrisano, Caldarini, Caltabiano, Di Gregorio e Moffa, 2022) e quella del Casi-Uo L\u2019associazionismo italiano a Bruxelles (2023).<br>Per cercare di delineare un quadro dell\u2019associazionismo italiano in Belgio in questi anni \u00e8 necessario partire da alcune delle caratteristiche dei nuovi flussi migratori che dall&#8217;Italia sono giunti in Belgio.<br>La letteratura sulle caratteristiche di \u201cquelli che se ne vanno\u201d (Pugliese, 2018) dall&#8217;Italia inizia a essere consistente. Anche per il Belgio ci sono gi\u00e0 un discreto numero di studi e ricerche (Casi-Uo, 2022; Grispigni e Lunetto, 2021 e 2023; Martiniello, Mazzola e Rea 2017; Morelli, 2016). Il Myria, il Centro Federale Migrazioni, un\u2019istituzione pubblica indipendente belga che analizza le migrazioni e difende i diritti degli stranieri, prende atto di alcune delle caratteristiche che differenziano questa nuova emigrazione italiana da quella storica.<br>\u00abMentre il numero di arrivi [in Belgio] fluttuava entro i 2.000 e i 3.000 tra il 1981 e il 2007, le immigrazioni dall&#8217;Italia sono arrivate a 4.500 nel 2008 e a 6.900 nel 2014 [\u2026]. Rispetto agli antichi flussi migratori provenienti dall&#8217;Italia, quello che avviene dopo il 2007-2008 dall&#8217;Italia verso il resto del mondo presenta caratteristiche differenti: una composizione sociale pi\u00f9 diversificata, un livello di istruzione pi\u00f9 elevato, un\u2019origine principalmente urbana e un numero praticamente uguale di donne<br>e di uomini\u00bb (Myriatics, 2016).<br>Questi nuovi arrivi si dirigono principalmente verso Bruxelles dove oltre il 40% dei residenti italiani \u00e8 arrivato solo dopo il 1999, mentre fra i nostri connazionali residenti in Vallonia e nelle Fiandre, la larga maggioranza (in alcune zone fino a<br>oltre l\u201980%) \u00e8 arrivata in Belgio prima del 1980. Insieme a quelle citate dal Myria, ci sono alcune altre caratteristiche di questi nuovi flussi che segnano una discontinuit\u00e0 con il passato.<br>La prima \u00e8 quella demografica: i nuovi flussi sono composti in larga parte da giovani, uomini e donne tra i 20 e i 40 anni. Questa caratteristica deve essere tenuta in conto per comprendere, come sottolinea Enrico Pugliese, valori, bisogni e aspettative di chi spesso si definisce \u201cespatriato\u201d pi\u00f9 che emigrante.<br>\u00abPer quel che riguarda invece gli elementi di novit\u00e0 che caratterizzano il quadro attuale il pi\u00f9 importante \u00e8 quello demografico: nell&#8217;universo dell\u2019emigrazione italiana i giovani presentano oggi una maggior incidenza rispetto al passato. Il che \u00e8 dovuto alle caratteristiche della nuova ondata migratoria in atto ormai da un paio di decenni.<br>E naturalmente quando si parla di giovani si fa riferimento a soggetti portatori di specifiche e nuove aspettative nonch\u00e9 di nuovi valori e stili di vita. Il tutto \u00e8 ulteriormente complicato dal fatto che i giovani presenti nell&#8217;emigrazione italiana oggi non sono solo i nuovi arrivati ma anche i figli, nipoti e pronipoti dei protagonisti delle migrazioni del passato. Gli uni e gli altri hanno in comune la lontananza da (e lo scarso interesse per) le associazioni \u201cstoriche\u201d e i contenuti delle loro attivit\u00e0\u00bb (Pugliese, 2022: 8).<br>Sempre Pugliese osserva come questo elemento sia fondamentale per comprendere i \u201cbisogni\u201d degli italiani all&#8217;estero: non pi\u00f9 assistenza e aiuto ma \u00abbisogni che afferiscono alla sfera culturale e alla questione dell\u2019identit\u00e0\u00bb (Pugliese, 2022: 11).<br>L\u2019altra caratteristica fondamentale dei nuovi flussi \u00e8 il concetto e la pratica concreta della mobilit\u00e0 nell&#8217;esperienza migratoria, strettamente legata alla precariet\u00e0 delle situazioni lavorative. Abbandonare l\u2019Italia, pur se spesso resta un\u2019esperienza dolorosa di \u201cdistacco\u201d, una \u201ccostrizione\u201d, \u00e8 oggi normalmente una scelta di vita \u201cvolontaria\u201d, \u00abnella speranza di trovare migliori opportunit\u00e0 di lavoro e di vita per s\u00e9 stessi e per i propri affetti\u00bb (Caldarini, Di Gregorio e Moffa, 2022: 27). Tanto che alcuni studiosi parlano per il caso italiano di \u201cdiaspora del lavoro\u201d. Questa caratteristica della mobilit\u00e0 sar\u00e0 fondamentale per comprendere le difficolt\u00e0 di rilancio dell\u2019associazionismo italiano in Belgio con a volte una vera e propria incomunicabilit\u00e0 tra rappresentanti della \u201cvecchia\u201d e della \u201cnuova\u201d emigrazione.<br>Legata al concetto di mobilit\u00e0 c\u2019\u00e8 un\u2019ultima caratteristica che rende differenti i nuovi flussi migratori da quelli storici: per la prima volta gran parte di chi espatria \u00e8 gi\u00e0 stato all&#8217;estero, specialmente per quanto riguarda i flussi migratori verso i<br>paesi europei. Questa caratteristica rende molto pi\u00f9 importante il ruolo del grup\u0002po dei pari nel formarsi della catena migratoria piuttosto del reticolo parentale o geografico (nel senso del reticolo formato da compaesani).<br>In termini generali la nostra sensazione \u00e8 che se fino alla crisi degli anni Ottanta, l\u2019associazionismo italiano in Belgio poteva essere rappresentato dalla \u201cclassica\u201d tripartizione proposta per le associazioni da Enrico Pugliese, l\u2019associazionismo di natura religiosa, in particolare cattolico, l\u2019associazionismo rappresentativo e l\u2019associazionismo territoriale (Pugliese, 2018: 91), oggi questa tripartizione non sembra pi\u00f9 capace di rappresentare l\u2019universo associativo italiano in Belgio.<br>A noi sembra infatti che siano ormai altri i tratti caratteristici della situazione. La prima, e forse la pi\u00f9 importante, \u00e8 la differenza tra Bruxelles e il resto del Belgio. Vedremo in seguito anche la consistenza \u201cufficiale\u201d delle associazioni cen\u0002site dal Consolato, ma quello che ci sembra chiaro, e in qualche modo coerente con l\u2019indirizzarsi dei nuovi arrivi sul territorio belga cui abbiamo fatto riferimento, \u00e8 il carattere per molti versi di \u201cresistenza\u201d dell\u2019associazionismo fuori Bruxelles e quello invece parzialmente influenzato dalle caratteristiche dei \u201cnuovi arrivati\u201d nella capitale belga. \u00abBruxelles dista solo 70 km da Charleroi, e tuttavia queste due citt\u00e0 raccontano storie di due diverse emigrazioni in Belgio, che forse non si incontrano mai\u00bb (Caldarini, Di Gregorio, Moffa 2022, 33).<br>L\u2019associazionismo italiano nella capitale sembra in qualche modo attraversato dall&#8217;impatto con la nuova emigrazione: la nascita di associazioni spesso di breve durata perch\u00e9 breve \u00e8 il tempo di permanenza a Bruxelles di chi si attiva per costituirle; la centralit\u00e0 di tematiche legate al tema generale delle migrazioni con un\u2019attenzione forte nei confronti di chi arriva dai paesi extraeuropei e contro le politiche della \u201cfortezza Europa\u201d; l\u2019attenzione e l\u2019utilizzo dei social nella vita delle associazioni sono alcune delle caratteristiche che si ritrovano nelle associazioni presenti sul territorio bruxellese e che per la loro \u201cvolatilit\u00e0\u201d spesso non sono censite negli elenchi \u201cufficiali\u201d dell\u2019associazionismo.<br>Al contrario l\u2019associazionismo italiano fuori dalla capitale appare caratterizzato principalmente da alcune associazioni \u201cstoriche\u201d che \u201cresistono\u201d ai cambiamenti della societ\u00e0, alla ormai completa integrazione dell\u2019antica emigrazione e delle se\u0002conde e terze generazioni che si sono susseguite, oltre che all&#8217;inevitabile scorrere del tempo con l\u2019uscita di scena dei protagonisti dell\u2019associazionismo degli anni Cinquanta e Sessanta. Questa differenza, a nostro avviso, \u00e8 una conseguenza diretta dei flussi migratori che giungono in Belgio. Mentre per quelli che si dirigono a Bruxelles la catena migratoria si basa principalmente sul gruppo dei pari e in modo specifico sull&#8217;associazionismo in rete, per i nuovi arrivi nel Limburgo come nell\u2019Hainaut sembra funzionare ancora la catena migratoria parentale o tra compaesani.<br>Pi\u00f9 in generale, le caratteristiche tipiche dell\u2019associazionismo italiano all\u2019e\u0002stero non sembrano poter svolgere quel ruolo di collante per i nuovi arrivati che avevano avuto dagli anni Cinquanta agli anni Ottanta del secolo scorso. Oggi le migrazioni intra-europee si svolgono in un quadro istituzionale ben consolidato; gli italiani che giungono in Belgio non hanno problemi di \u201cinserimento\u201d e \u201caccettazione\u201d assolutamente comparabili con quelli di chi arriv\u00f2 ad esempio con gli accordi \u201cuomo\u2013carbone\u201d. I titoli di studio sono pi\u00f9 facilmente riconosciuti, nessuno accusa gli italiani, e in genere gli europei, che giungono in Belgio di essere \u201cmigranti economici\u201d che rubano lavoro e risorse dello stato sociale ai \u201cnativi belgi\u201d.<br>In questa situazione il ruolo fondamentale di assistenza, di protezione e di inserimento che l\u2019associazionismo svolse ha meno senso, specialmente a Bruxelles, mentre mantiene in alcuni casi una certa importanza per chi arriva in Vallonia e nelle Fiandre. I bisogni degli italiani e delle italiane che vivono, lavorano e studiano qui in Belgio non sono differenti da quelli di chi in Belgio \u00e8 nato oppure \u00e8 arrivato da un altro paese europeo.<br>Lo stesso vale per l\u2019associazionismo di tipo territoriale: quale attrazione pu\u00f2 esercitare oggi il riconoscersi in quanto siciliano, pugliese o calabrese per un ragazzo o una ragazza che giungono a Bruxelles, parlando spesso gi\u00e0 un\u2019altra lingua oltre all&#8217;italiano, avendo gi\u00e0 visitato diversi paesi europei e magari in qualcuno di questi passati alcuni anni di studio o di primi lavori precari?<br>In ogni caso, pur in questo contesto assolutamente non favorevole allo sviluppo o alla tenuta di una rete di associazionismo italiano, le associazioni in Belgio ancora esistono. Per avere un quadro pi\u00f9 preciso della situazione odierna siamo partiti dall&#8217;elenco delle associazioni del Consolato che \u00e8 sostanzialmente, con pochissime aggiunte, uguale alla lista delle associazioni censite per il Belgio nel quadro della ricerca a cura del FAIM &#8221; L\u2019associazionismo dell\u2019emigrazione italiana<br>in transizione.&#8221;  Secondo questa lista le associazioni attive attualmente in Belgio sono 110, distribuite sul territorio in questa maniera.<br><br>Regione Provincia Citt\u00e0 N. associazioni<br>Fiandre Limburgo Genk 34<br>Hasselt 1<br>Beringen 3<br>Heusden Zolder 2<br>Houthalen &#8211; Helchteren 2<br>Massmechelen 9<br>Vallonia Hainaut Charleroi 7<br>La Louvi\u00e8re \/ Manage 4<br>Strepy Bracquegnies 1<br>Saint Vaast 1<br>Jemappes 2<br>Soignies 1<br>Thulin 1<br>Liegi Saint Nicolas 2<br>Seraing 2<br>Liegi 3<br>Grace Hollogne 1<br>Flemalle 1<br>Ans 1<br>Brabante Vallone Tubize 4<br>Bruxelles 28<br><\/p>\n\n\n\n<p>Da un punto di vista geografico non ci sono grandi sorprese: le associazioni italiane sembrano essere presenti nei luoghi storici dell\u2019emigrazione italiana dal secondo dopoguerra, i bacini minerari e industriali del Limburgo, dell\u2019Hainaut e di Liegi e, logicamente, nella capitale Bruxelles. Al contrario non abbiamo nessuna notizia di associazioni italiane in altri centri belgi interessati dal turismo e verso i quali si segnala l\u2019arrivo di \u201cnuovi\u201d italiani, come Anversa, Gand, Bruges (fatta eccezione per le associazioni del circuito della Dante Alighieri, che per\u00f2 hanno un obiettivo di coinvolgimento degli italofoni belgi e non<br>degli italiani in senso stretto).<br>Scorrendo la lista di queste associazioni (in appendice) emerge chiaramente il netto predominio di quelle a carattere regionale che rappresentano quasi la met\u00e0 delle associazioni (45 su 110). Fra le altre, seguendo le categorie proposte da Michele Colucci (2008: 69-86), c\u2019\u00e8 un discreto numero di associazioni, religiose e laiche, \u201cassistenziali\u201d (l\u2019universo dei segretariati, dei patronati, delle strutture sociali e sanitarie, delle associazioni dedicate all&#8217;assistenza della terza et\u00e0, dei gruppi<br>legati ai sindacati e al mondo del lavoro e della previdenza sociale e alla scuola) e quelle \u201cculturali\u201d (biblioteche e promozione della lingua e della cultura italiane, ma anche i dopolavoro). A queste si aggiungono le associazioni che sono sezioni locali all&#8217;estero di associazioni nazionali (come l\u2019ANPI, l\u2019Associazione Nazionale Combattenti e Reduci, la FILEF), fenomeno in espansione e ancora non recepito pienamente da queste liste \u201cufficiali\u201d (a Bruxelles, per esempio, sono attive ormai da qualche anno \u201csezioni locali\u201d di Emergency e dell\u2019ARCI).<br>Tra le associazioni \u201cassistenziali\u201d un discorso a parte lo meritano le Acli, che secondo la lista \u201cufficiale\u201d del Consolato  presentano ancora oggi 11 sezioni sul territorio belga (in realt\u00e0 sezioni delle Acli, non riprese nella lista \u201cufficiale\u201d, sono presenti anche a Liegi, Charleroi, La Louvi\u00e8re e Mons). Come abbiamo visto in precedenza la presenza delle Acli accompagna la crescita dell\u2019immigrazione italiana in Belgio fin dai primi anni del secondo dopoguerra.<br>Le Acli odierne sono per\u00f2 un\u2019associazione profondamente differente da quella del 1946 che aveva il compito di \u201cassistere\u201d i minatori italiani e \u201cfrenare\u201d la possibile presenza comunista. Oggi le Acli, oltre a continuare a svolgere la loro funzione di patronato, non hanno pi\u00f9 stretti legami con altre associazioni cristiane e cattoliche e al contrario, specialmente nelle Fiandre, dove normalmente sono \u201cproprietarie\u201d dei locali nei quali svolgono le loro attivit\u00e0, sono impegnate in un lavoro di educazione alla multiculturalit\u00e0 in collaborazione con associazioni fiamminghe e di immigrati non italiani. Esemplare in questo senso \u00e8 la nascita, nel 2009, dell\u2019associazione socioculturale Feniks che punta a forme di collaborazione fra gruppi autorganizzati e associazioni senza \u201cdistinzioni di origine, cultura, religione o genere\u201d.<br>Rispetto alla lista \u201cufficiale\u201d delle associazioni italiane in Belgio che, pur in anni di difficolt\u00e0 per l\u2019associazionismo italiano all\u2019estero, sembrerebbe segnalare una consistenza e radicamento abbastanza significativo, soprattutto fuori Bruxelles,<br>c\u2019\u00e8 un interrogativo da porsi. Parliamo della differenza fra l\u2019esistenza \u201cufficiale\u201d di queste associazioni, cosa che significa, per esempio, in alcune aree territoriali accedere a finanziamenti locali e a livello di \u201csistema Italia\u201d partecipare ad alcune consultazioni, come quelle per l\u2019elezione dei membri del CGIE, e l\u2019esistenza \u201creale\u201d di queste associazioni, il loro essere attive e la loro capacit\u00e0 di essere ancora punto di riferimento per i nostri connazionali all\u2019estero e magari anche per i \u201cnuovi arrivati\u201d.<br>Nelle Fiandre, il numero elevato di associazioni censite \u00e8 sicuramente legato alla resistenza di una rete sviluppatasi nell\u2019immediato dopoguerra, anche grazie al fatto che la Regione fiamminga del Belgio ha avuto da sempre un\u2019attenzione<br>alta al mondo dell\u2019associazionismo come strumento di integrazione. Questo ha portato a un robusto sistema di supporto economico, che ha favorito la nascita e la resilienza delle associazioni in quel territorio. Di contro, il periodo pandemico e<br>la nuova regolamentazione nazionale sulle associazioni senza fine di lucro \u2013 che equipara le associazioni a piccolo imprese in termini amministrativi \u2013 stanno avendo un effetto di diminuzione delle realt\u00e0 esistenti e meno attive.<br>Per cercare di comprendere meglio abbiamo scelto di utilizzare il web, lancian\u0002do una ricerca utilizzando il nome dell\u2019associazione. Siamo consapevoli che la vita \u201creale\u201d non inizia e finisce nella rete e che la presenza sui social non \u00e8 l\u2019unica maniera di esistere. Inoltre, \u00e8 evidente che parlando spesso di associazioni \u201cstoriche\u201d che sono ancora attive, normalmente gli animatori di queste societ\u00e0 non sono \u201cnativi digitali\u201d e il loro modus operandi non \u00e8 legato all\u2019uso dei social. Nonostante<br>tutte le riserve questa piccola ricerca ci \u00e8 sembrata una maniera semplice e utile per avere un quadro della situazione pi\u00f9 chiaro.<br>Per una trentina delle associazioni della lista, la ricerca non d\u00e0 alcun risultato. Per un\u2019altra trentina ci sono notizie relative ad attivit\u00e0 oppure pagine Facebook ferme a prima degli anni 2020 e poi, specie per diverse associazioni di Genk, la citt\u00e0 belga con pi\u00f9 associazioni, ci sono pagine in rete dedicate all\u2019associazione senza nessuna notizia e solo l\u2019home page, tutte uguali, come se ci fosse stata una campagna di apertura di siti, a conferma \u201cdell\u2019esistenza in vita\u201d, ma poi nessuna attivit\u00e0 \u00e8 stata riportata su queste pagine.<br><br>Infine, ci sono associazioni la cui ricerca rimanda alla pagina dell\u2019organizzazione nazionale (ad esempio l\u2019Associazione Nazionale Combattenti e Reduci Italiani del Belgio), ma senza nessuna notizia sulla sezione locale presente nella lista del<br>Consolato. Quindi, se la mancata presenza di informazioni sul web pu\u00f2 essere considerato un indicatore significativo rispetto all&#8217;attivit\u00e0 dell\u2019associazione, una buona met\u00e0 delle associazioni riportate nella lista ufficiale sembrerebbe \u201cdormiente\u201d, se non direttamente non pi\u00f9 esistente.<br>Veniamo ora alla situazione associativa a Bruxelles, dove l\u2019impatto con i nuovi flussi migratori \u00e8 sicuramente pi\u00f9 visibile. Un primo appunto: anche per l\u2019area della capitale la semplice ricerca di notizie sulle associazioni nel web ci darebbe per circa un terzo delle associazioni un carattere \u201cdormiente\u201d, con nessuna notizia oppure informazioni legate ad attivit\u00e0 di pi\u00f9 di cinque, sei anni fa.<br>Nella ricerca del Casi-Uo sull\u2019associazionismo a Bruxelles, portata avanti con una serie di interviste a rappresentanti di 12 differenti associazioni, ci si interroga giustamente su quello che sembra essere un cambiamento fondamentale nel<br>ruolo delle associazioni e nel loro rapporto con le istituzioni.<br>Riprendendo le sollecitazioni di un lavoro del Collectif 21 (2022) si sottolinean come ormai da alcuni anni \u00abil rapporto tra enti pubblici e associazionismo si sta oggi orientando verso un modello chiamato \u201ccall for projects\u201d. Da un lato, lo Stato \u00e8 il committente, padrone della definizione di problemi, obiettivi e mezzi. Dall\u2019altro lato, le associazioni sarebbero svuotate della loro autonomia e sarebbero rinchiuse in una dannosa concorrenza orizzontale (una concorrenza accentuata anche dalla<br>riduzione della spesa pubblica e dei sussidi)\u00bb (Casi-Uo, 2023: 7).<br>Questo rapporto con gli enti pubblici, senza negare gli aspetti negativi sottolineati dal lavoro del Collectif 21, sembra per molti versi necessario per la sopravvivenza stessa delle associazioni.<br>La scomparsa dei grandi partiti di massa che investivano somme significative nella creazione e nel mantenimento di una rete associativa, la scarsit\u00e0 di risorse messe a disposizione delle associazioni dal \u201csistema Italia\u201d, il cambiamento din cultura e mentalit\u00e0 che ha ridotto in maniera significativa la \u201cdisponibilit\u00e0\u201d al lavoro associativo volontario (un tempo si sarebbe chiamata \u201cmilitanza\u201d), rende necessario a gran parte delle associazioni tentare la strada dei progetti finanziati, per piccole somme, dalle varie articolazioni amministrative dello Stato belga.<br>Questo cambiamento sembra essere una sorta di \u201cparente povero\u201d di quel fenomeno osservato alla fine del XX secolo con la diffusione \u00abdi un associazionismo economico di alto livello, che interviene nei processi di import-export tra l\u2019Italia e<br>l\u2019estero attraverso la realizzazione di consorzi, societ\u00e0, strutture finanziarie volte a tutelare i marchi italiani e a promuoverne la commercializzazione nei mercati mondiali\u00bb (Prencipe, 2019: 10).<br>D&#8217;altronde questo \u00e8 sostanzialmente stato il ruolo pensato negli anni della \u201cseconda Repubblica\u201d da gran parte dei governi per gli \u201citaliani all&#8217;estero\u201d: \u201ctestimoni del made in Italy\u201d.<br>Come forma di \u201cresistenza\u201d a questa commercializzazione a livello di grandi marchi, oggi fra le associazioni presenti a Bruxelles si distingue Cultura contro camorra con il suo gruppo di acquisto solidale che distribuisce e sostiene i produttori di beni frutto di lotte sociali (beni confiscati ad organizzazioni criminali, fabbriche rilevate dai lavoratori di un\u2019azienda delocalizzata).<br>Ma torniamo alla lista \u201cufficiale\u201d delle associazioni presenti a Bruxelles. Anche in questo caso, come per quelle fuori dalla capitale, troviamo per lo pi\u00f9 associazioni fondate negli anni passati. Al contrario, anche per la nostra esperienza diretta, noi sappiamo che all\u2019arrivo dei primi flussi di nuova emigrazione, si assiste a un nascere di nuove organizzazioni, sia formalmente costituite in associazione che in gruppi informali. Spesso con una vita breve e sottoposte a diverse trasformazioni, cosa che le distingue dalle associazioni storiche, queste associazioni si sono arricchite con la nascita di nuove associazioni regionali (su impulso di un minimo rinnovato interesse di alcune regioni che hanno ricostituito le consulte regionali dell\u2019emigrazione) e di gruppi informali di interesse come gruppi di lettura per adulti e bambini, gruppi che organizzano incontri nei parchi o per organizzare uscite ricreative per giovani e non.<br>Un esempio paradigmatico di queste nuove forme di associazionismo informale \u00e8 quello di Purple Square Bruxelles, un gruppo di lettura formato soprattutto da nuovi\/e arrivati\/e, nato intorno all\u2019opera della scrittrice Michela Murgia, dopo<br>la sua prematura scomparsa.<br>Pi\u00f9 in generale, osservando altri esempi simili, queste aggregazioni che si formano su un obiettivo specifico e, spesso, come risultato di un qualche fatto o evento accaduto in Italia, non esprimono un\u2019ostilit\u00e0 di principio a collegarsi con le realt\u00e0 associative consolidate ed esistenti; anzi in qualche modo nelle fasi iniziali, il supporto e l\u2019esperienza su diversi punti pratici \u00e8 accettato di buon grado, ma poi si preferisce restare autonomi piuttosto che inserire la propria attivit\u00e0 all&#8217;interno di quelle dell\u2019associazione. Casi simili sono stati nel tempo il comitato di supporto a Mimmo Lucano o a persone arrestate ingiustamente per lotte sociali svolte in Italia.<br>Se guardiamo all\u2019insieme delle associazioni presenti nella capitale belga, a nostro avviso possono essere distinte in due grandi filoni: quello culturale e quello pi\u00f9 direttamente politico. Fra le iniziative culturali ci sono quelle tese a favorire una maggiore conoscenza del territorio di Bruxelles e delle sue problematiche urbanistiche, e sociali con particolare attenzione alla storia delle varie immigrazioni in Belgio, e quelle che invece si concentrano sull&#8217;identit\u00e0 italiana, con le gi\u00e0 citate letture in italiano per bambini, i gruppi di lettura tra adulti e i cineforum su vari aspetti della storia recente italiana.<br>Tra le iniziative politiche, ci piace sottolineare quelle che da ormai tre anni sono organizzate da un coordinamento tra una serie di associazioni, riconducibili a una generica e frastagliata area progressista e sicuramente antifascista, che sembra rompere con una tradizione storica di \u201cscarsa collaborazione\u201d all\u2019interno della comunit\u00e0 di italiani a Bruxelles: fanno parte di questo coordinamento associazioni \u201cstoriche\u201d come Casi\u2013Uo, Filef Nuova Emigrazione, Cultura contro camorra, le sezioni di Bruxelles di associazioni nazionali come ANPI, ARCI, Itaca (associazione legata all\u2019Inca-Cgil), Emergency, e nuove associazioni nate negli ultimi anni come Aprite i porti, Radio NFO \u2013 No Fade Out, Radio MIR, Medeber Teatro.<br><br>Tra le iniziative organizzate da questo coordinamento di associazioni ricordiamo la due giorni di solidariet\u00e0 nel 2021 con Mimmo Lucano, con la proiezione del film Un paese di Calabria; la proiezione nel 2023 del documentario E tu come stai<br>sulla lotta degli operai della GKN di Firenze, seguita il giorno successivo da un dibattito, con la presenza degli autori del documentario sulle lotte operaie in Italia e in Belgio; i sit-in davanti alle Istituzioni europee e al Consolato italiano contro<br>gli accordi con la Libia per \u201cfrenare\u201d i flussi migratori nel Mediterraneo.<br>Queste associazioni, che mostrano ancora un notevole attivismo e una buona capacit\u00e0 di intercettare alcuni dei flussi della nuova emigrazione, spesso per\u00f2 devono fare i conti con la scarsit\u00e0 di risorse. Giustamente il Casi-Uo nella sua ricerca sull\u2019associazionismo a Bruxelles pone alcuni aspetti \u201cmateriali\u201d (l\u2019esistenza di una sede, in affitto o di propriet\u00e0, o no, oppure la presenza di personale retribuito), come un elemento fondamentale nella distinzione fra le varie associazioni bruxellesi, a fianco alle distinzioni classiche (obiettivi, attivit\u00e0, carattere laico o religioso).<br>Ma come abbiamo gi\u00e0 accennato in precedenza quando parliamo di associazionismo oggi a Bruxelles, non si pu\u00f2 non parlare dell\u2019associazionismo di rete, cio\u00e8 quelle pagine Facebook e siti online fondamentali nel \u201cpreparare l\u2019espatrio\u201d e, una volta arrivati, per raccogliere informazioni, conoscere persone, costruire eventi.<br>Se questi siti sulla rete a volte contribuiscono a una sorta di \u201csmaterializzazione territoriale\u201d \u00e8 per altro vero che esistono una molteplicit\u00e0 di siti che a specifiche realt\u00e0 territoriali fanno riferimento. Italiani in Belgio \u00e8 un gruppo con una pagina Facebook con pi\u00f9 di undicimila iscritti; Italiani a Bruxelles, forse il gruppo pi\u00f9 famoso, ne ha pi\u00f9 di trentasettemila. Su queste pagine si cerca e si offre lavoro, si cercano informazioni su determinati quartieri o zone del paese, su case in affitto, si offrono o si cercano servizi vari (traslochi, trasporti, baby-sitter), si pubblicizzano eventi vari culturali. Un turbinio di informazioni, una fonte di notizie (come sempre da verificare con attenzione) che non trova riscontri.<br>D\u2019altra parte, dove qualcuno\/a che ha intenzione di trasferirsi in Belgio potrebbe recuperare rapidamente, e in italiano, qualche informazione prima di partire? E dove, sempre per esempio, un nuovo\/a arrivato\/a potrebbe ottenere informazioni su come prendere la residenza in uno dei Comuni della Regione di Bruxelles, o iscrivere i figli alla scuola?<br>Il sito ufficiale dell\u2019Ambasciata d\u2019Italia a Bruxelles contiene esclusivamente informazioni sui servizi amministrativi e le iniziative culturali dei propri uffici. Dopo un quindicennio di ripresa, a volte tumultuosa, del numero di nuovi arrivi non si \u00e8 mai preso in conto l\u2019ipotesi di aggiornare il sito aggiungendo una sezione dedicata ai \u201cnuovi arrivati\u201d, con alcune rapide informazioni e la presenza di link che rinviano alle differenti pagine dell\u2019amministrazione belga.<br>La comunicazione istituzionale resta ripiegata su s\u00e9 stessa con una totale in\u0002capacit\u00e0 di rapportarsi a una realt\u00e0 profondamente cambiata. Del resto, lo stesso discorso si potrebbe fare per l\u2019intera struttura pensata e sviluppata nel corso degli anni per \u201crappresentare gli italiani all&#8217;estero\u201d, partendo dai Comites e passando per il Cgie per arrivare ai parlamentari eletti nelle circoscrizioni estere alla Ca\u0002mera e al Senato. Ma questo \u00e8 un discorso che ci porterebbe lontano dal cuore di<br>questo breve saggio, una fotografia dell\u2019associazionismo migrante in Belgio.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Marco Grispign e Pietro Lunetto Il volume da cui \u00e8 tratto l&#8217; articolo pu\u00f2&#8217; essere scaricato gratuitamente a questo link .L\u2019emigrazione italiana in Belgio, in maniera non dissimile da altri paesi europei, \u00e8 arrivata in flussi dislocati in un ampio arco temporale e \u00abha rappresentato un fatto economico e politico rilevante\u00bb, come ebbe a [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":105,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_monsterinsights_skip_tracking":false,"_monsterinsights_sitenote_active":false,"_monsterinsights_sitenote_note":"","_monsterinsights_sitenote_category":0,"footnotes":""},"categories":[1],"tags":[],"class_list":["post-145","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-blog"],"aioseo_notices":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/pietrolunetto.info\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/145","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/pietrolunetto.info\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/pietrolunetto.info\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/pietrolunetto.info\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/pietrolunetto.info\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=145"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/pietrolunetto.info\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/145\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":148,"href":"https:\/\/pietrolunetto.info\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/145\/revisions\/148"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/pietrolunetto.info\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/105"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/pietrolunetto.info\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=145"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/pietrolunetto.info\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=145"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/pietrolunetto.info\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=145"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}